INEWS 18 | L’intervista – Giorgio Piccaia (Artista)

da L'I.com

L’arte arricchisce non solo economicamente ma anche spiritualmente lo spazio dove viviamo

Giorgio Piccaia lei è un fi glio d’arte. Suo padre Matteo è stato un maestro del novecento. Ci racconta come è nata la sua passione per il mondo dell’arte e quanto ha influito la vicinanza con suo padre?
Sono nato a Ginevra, dove mio padre è stato membro della delegazione Società pittori scultori architetti svizzeri SPSAS (oggi Visarte). E nella città svizzera le serate con i suoi colleghi artisti erano molto frequenti, ero sempre presente e coccolato da tutti. Parlavano d’arte e di fi losofia. Quando la nostra famiglia si è trasferita in Italia, il maestro mi portava spesso a Milano, allora il centro dell’arte era nel quartiere di Brera. Anche lì la frequentazione era nel mondo delle gallerie e degli artisti. Questa è stata la mia infanzia.

E poi?
Poi c’è stato l’incontro con John Cage nello storico concerto del ’77 al Teatro Lirico di Milano e nel 1978 con Jerzy Grotowski a Wroclaw nel Teatro Laboratorio. Lo spoglio del non essenziale, imparato dai due maestri, caratterizza ancora adesso la mia arte. Nei primi anni Ottanta ho frequentato Corrado Levi ad Architettura a Milano, incontro fondamentale che mi ha permesso, dopo il lavoro sul corpo con performance e happening di giungere alla pittura e alle arti visive.

E ora?
Nel 2018 con l’amico Gregory Sinaite, monaco greco ortodosso del monastero di Santa Caterina nel Sinai, riscopro Leonardo Pisano detto Fibonacci, matematico dell’Alto Medioevo con la sua sequenza numerica che mi riporta alla semplicità della Natura, alla regola aurea. Il mio progetto artistico nasce da un pensiero libero, da un desiderio per un possibile ritorno alla natura delle origini, per una riscoperta dell’umanità, per un progredire in un mondo giusto e solido. La natura è divina e la sua rappresentazione con i numeri nelle mie opere è la sua perfezione nella semplicità.

Che tecnica usa?
Uso olio su tela, acrilico su carta, fogli di papiro e pezzi di plexiglas da riciclo per le mie sculture. Nei fogli di papiro che mi fornisce il mio amico Carmelo Valente di Siracusa, dipingo i numeri della sequenza del matematico con colori monocromatici, questi numeri sono simboli e creo un caos che diventa cosmo su questo materiale organico antico. Nella recente serie di quadri in plexiglas, luminosi, trasparenti e con sovrapposizione di più pellicole, si ricreano specchi armonici di numeri, un nesso tra spiritualità e materialità, un possibile algoritmo naturale verso un universo nuovo. Invece le piccole sculture in plexiglas riciclato (scarti industriali) sono dipinte in un gioco numerico enigmatico naturale che riportano nella loro forma a un mondo sconosciuto di alieni, a un mondo dell’aldilà di un’altra dimensione post-umana e sovraumana, un rituale iniziatico verso la luce, per riscoprire chi siamo e dove andremo. I miei dipinti a olio hanno quasi tutti grandi dimensioni. I numeri sono riprodotti in maniera ossessiva e ripetitiva.

La Matematica e l’Arte come convivono?
L’Arte è Matematica. Il numero irrazionale phi 1,6180339887… o costante di Fidia o sezione aurea è nella natura. L’uomo ha da sempre cercato di riprodurre il mondo che lo circonda per arrivare al divino e per la ricerca del sé. L’Arte utilizza per le sue composizioni quello che la natura dà: la perfezione delle proporzioni. Il rapporto aureo è la semplicità della vita. La sequenza di Fibonacci che è un susseguirsi di numeri non casuali, ma ben precisi, è un’ode alla proporzione divina, è il ritmo del rapporto aureo. Nelle mie opere riproduco i numeri della sequenza disegnandoli in maniera ripetitiva, utilizzando supporti diversi dal papiro alla tela, dalla carta al plexiglas. La ripetizione è il mio metodo per scoprire, per conoscere, per arrivare al logos, è il mio mantra. Conoscere è ricordare e il ricordo avviene
per lampi improvvisi, dove l’esperienza ha un ruolo di presentazione e di comprensione, e cerco il più possibile di mantenere la luce accesa. La conoscenza dei numeri nella loro perfezione non è riscontrabile immediatamente nella realtà. I numeri sono nel processo di reminiscenza della forza vitale che molti chiamano anima in cui sono sempre stati presenti. Sono natura e sono parte di ogni cosa.
Il mio lavoro artistico è un rituale, è recupero della memoria, utilizzo i numeri della sequenza come via per arrivare alla proporzione divina interiore e all’essenza della conoscenza. Oggi, anche con la pandemia, il bombardamento di numeri a cui siamo soggetti è il tutto, la materia informe, il caos da cui attingere per la formazione del Cosmo. “Tutto è numero. Il numero è in tutto. Il numero è nell’individuo. L’ebbrezza è un numero.” (cit. Charles Baudelaire). Ecco io questo dipingo.

Il suo atelier è ad Agrate Conturbia in provincia di Novara. Come mai questa scelta?
È dal 2000 che abito ad Agrate Conturbia, un piccolo paese di campagna e quando ho chiesto al sindaco e al vice sindaco un luogo dove lavorare mi hanno proposto uno spazio comunale nel così detto Castello di Agrate. Sono grato all’amministrazione comunale e ai miei concittadini di avermi aiutato in questo e grazie al mio lavoro di artista Agrate Conturbia è nominata nel mondo. Ci parla della sua ultima esperienza alla Biennale d’arte di Venezia con “PostUmano”? Sono due le situazioni espositive. La prima è nel piano nobile della Fondazione Donà dalle Rose di Venezia dove il 21 aprile è stata inaugurata, in concomitanza con la preview della Biennale una mia installazione, dal titolo Io e Tu/Rosario e quadro di Fibonacci che rimarrà visibile fino al 27 novembre. Nel piano terra del Palazzo ci sono gli artisti del padiglione nazionale della Repubblica di San Marino. La seconda molto particolare, sempre in collaborazione con il padiglione della
Repubblica di San Marino, è su due moto navi albergo l’Ave Maria e Vita Pugna dell’armatore Girolibero. Il titolo è Reliquie in viaggio. PostUmano è una collettiva dove io e le artiste Concetta De Pasquale e Rosa Mundi abbiamo le nostre opere. Le motonavi, gallerie viaggianti, percorrono in alternanza il Canale Bianco da Mantova a Venezia e per una settimana ospitano a bordo i passeggeri. Dal 17 settembre al 16 ottobre 2022 queste opere continueranno ad essere visibili ed esposte presso il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova.

La sua ultima personale?
Il 10 giugno termina la mia mostra dal titolo Naturare curata da Stefania Salvatore, con lei abbiamo scelto il tema e i quadri. Nelle tre sale di Azimut-banca d’investimento nella sede di Gallarate, grazie alla disponibilità di Antonia Feminò, abbiamo creato tre ambienti: l’apertura, le origini e l’agape con il muro. Tre ambienti con opere che sono la mia storia. Dal 2 Giugno al 30 settembre espongo a Lesa sul Lago Maggiore.

Piccaia Golf Cup è un circuito golfistico a suo nome e quest’anno è giunto alla 11° edizione. Ci racconta come è nata questa idea?
Il golf è la mia passione sportiva da molti anni, volevo avvicinare maggiormente il mondo del golf all’arte e con una serie di amici imprenditori tra cui Jacopo Grimaldi de L’immobiliare.com e con l’aiuto di Melania Rocca realizziamo questo circuito di dieci gare. I premi sono mie formelle dipinte in acrilico e sono tutte pezzi unici.

È vero secondo lei che arte e immobili di lusso spesso viaggiano di pari passo?
Sicuramente, la tendenza è sempre più vendere immobili di pregio arredati con opere d’arte. L’arte arricchisce, non solo economicamente ma anche spiritualmente lo spazio dove viviamo.

Giorgio Piccaia ArtStudiowww.giorgiopiccaia.com |  Tel. +39 3357407666

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